Tecniche per ridurre le perdite di potenza nei sistemi fotovoltaici

Ottimizzare un impianto fotovoltaico non significa soltanto scegliere i pannelli più efficienti sul mercato. Le perdite di potenza nel fotovoltaico rappresentano una delle sfide più concrete per chi vuole massimizzare il ritorno sull'investimento, ma accanto a esse esistono altri fattori altrettanto importanti da tenere sotto controllo. 

La protezione da sbalzi di tensione causati da fulmini, guasti sulla rete di distribuzione, carichi elevati, cortocircuiti e interventi di manutenzione sulla rete elettrica. In questo articolo esploriamo le tecniche più efficaci per contenere le dispersioni energetiche e garantire la longevità e la sicurezza del vostro sistema.

un operaio sta scaricando dal furgone un pannello fotovoltaico

Perché l'efficienza di un impianto fotovoltaico non è mai al 100%

Quando si installa un impianto solare, ci si aspetta di convertire quanta più luce solare possibile in energia elettrica utilizzabile. La realtà, però, è che tra la radiazione che colpisce i pannelli e l'energia che effettivamente arriva ai vostri dispositivi, una parte si disperde inevitabilmente lungo il percorso. Queste perdite di potenza nel fotovoltaico possono sembrare marginali sul breve periodo, ma nel corso degli anni incidono in modo significativo sulla produzione totale e, di conseguenza, sui risparmi attesi.

Conoscere le cause di queste dispersioni è il primo passo per contrastarle. E — cosa altrettanto importante — capire che l'efficienza energetica da sola non basta a proteggere un impianto da eventi esterni come sovratensioni, fulmini o guasti di rete.

Un dato reale che fa riflettere

Uno studio del Fraunhofer ISE ha analizzato oltre 70.000 misurazioni di moduli fotovoltaici, rilevando che dal 2017 la potenza reale dei pannelli si discosta in media dell'1,3% rispetto alle specifiche dichiarate dai produttori — un divario cresciuto negli ultimi anni. A questo si aggiungono le perdite sistemiche legate all'installazione reale (effetti termici, ombreggiamento, cablaggio, inverter), che secondo le stime di settore possono portare le dispersioni complessive ben oltre il 20% rispetto alla potenza nominale.

Le principali cause di dispersione energetica

1. L'ombreggiamento parziale:

il nemico silenzioso.

Tra le cause più sottovalutate delle cadute di rendimento fotovoltaico, l'ombreggiamento parziale è probabilmente quella con l'impatto maggiore. Basta una piccola ombra — generata da un comignolo, un albero o anche uno strato di polvere — su una singola cella per ridurre drasticamente la produzione dell'intera stringa di pannelli. Questo accade perché i moduli collegati in serie "soffrono" della cella più debole, come una catena che si spezza nel suo anello meno resistente.

 

Soluzioni pratiche:

  • Ottimizzatori di potenza: dispositivi che si installano su ciascun pannello e permettono a ogni modulo di lavorare al proprio punto di massima potenza, indipendentemente dagli altri.
  • Microinverter: convertitori individuali per ogni pannello, che eliminano completamente il problema delle stringhe in serie.
  • Progettazione consapevole: già in fase di installazione, è fondamentale analizzare le ombre presenti durante le diverse ore del giorno e nelle diverse stagioni.

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2. Le perdite termiche:

quando il caldo penalizza la produzione.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il caldo eccessivo non favorisce la produzione fotovoltaica. I pannelli in silicio cristallino — i più diffusi sul mercato — perdono circa lo 0,4-0,5% di efficienza per ogni grado centigrado al di sopra dei 25°C (temperatura standard di riferimento). In una giornata estiva in cui la superficie del pannello può raggiungere i 70-80°C, le perdite di potenza per effetto termico possono superare il 20%.

Come ridurle:

  • Garantire una ventilazione adeguata sotto i pannelli, lasciando un'intercapedine d'aria.
  • Preferire strutture di montaggio che consentano la circolazione dell'aria.
  • Valutare pannelli con coefficienti termici migliori, come alcuni moduli in silicio amorfo o le tecnologie HJT (Heterojunction).

3. Perdite nei cavi e
nelle connessioni

Spesso trascurate, le dispersioni per resistenza nei cablaggi possono erodere silenziosamente la produzione di un impianto. Un cavo sottodimensionato, una connessione allentata o ossidata, un percorso del cavo troppo lungo: sono tutti elementi che trasformano energia elettrica in calore invece di consegnarla all'inverter.

Come intervenire:

  • Utilizzare sezioni di cavo adeguate alla corrente prevista (in genere 4 o 6 mm² per i circuiti in corrente continua).
  • Verificare periodicamente le connessioni, specialmente quelle esposte alle intemperie.
  • Ridurre al minimo la lunghezza dei cavi tra i pannelli e l'inverter.
  • Usare connettori di qualità certificata (MC4 o equivalenti) e verificarne l'integrità nel tempo.

4. L'efficienza dell' inverter e le perdite
in conversione

L'inverter è il cuore dell'impianto: converte la corrente continua prodotta dai pannelli in corrente alternata utilizzabile in casa o immessa in rete. Anche gli inverter migliori, però, hanno un rendimento che varia tra il 95% e il 98%, e questo rendimento non è costante: tende a calare sensibilmente quando l'impianto lavora a carichi parziali, tipicamente nelle prime e ultime ore del giorno.

Strategie di ottimizzazione:

  • Scegliere inverter con rendimento europeo elevato (che tiene conto del funzionamento a carichi parziali, non solo alla potenza nominale).
  • Dimensionare correttamente l'inverter rispetto alla potenza del campo fotovoltaico — un inverter sovradimensionato lavora spesso a basso carico, con rendimenti inferiori.
  • Valutare soluzioni multi-stringa o con inverter ibrido se si integra uno storage.

Come il degrado progressivo incide nel tempo

Ogni pannello fotovoltaico decade nel tempo. I produttori garantiscono generalmente che dopo 25 anni la potenza residua sia almeno l'80% di quella iniziale, ma il percorso non è lineare. I primi anni registrano tipicamente un degrado più rapido poi il processo si stabilizza.

Per contenere le perdite di efficienza nel lungo periodo:

  • Effettuare pulizie periodiche dei pannelli, specialmente in zone soggette a polvere, polline o smog.
  • Monitorare la produzione attraverso sistemi di telemetria che segnalino anomalie in tempo reale.
  • Eseguire ispezioni termografiche con drone o termocamera per individuare celle danneggiate o hotspot non visibili a occhio nudo.
dei tecnici montano dei sistemi fotovoltaici

5. L'autoconsumo intelligente come leva di efficienza

Ridurre le perdite non significa soltanto ottimizzare la produzione, ma anche migliorare il modo in cui l'energia viene consumata. Un sistema fotovoltaico che produce energia inutilizzata — che finisce in rete a prezzi spesso bassi — spreca in senso economico parte del proprio potenziale.

Conclusione: efficienza e protezione, due facce della stessa medaglia

Lavorare per ridurre le perdite di potenza nel fotovoltaico è un percorso articolato che richiede attenzione in ogni fase: dalla progettazione dell'impianto, alla scelta dei componenti, fino alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Ottimizzatori, monitoraggio continuo, cablaggi ben dimensionati e inverter efficienti sono strumenti concreti che, combinati, possono recuperare anche diversi punti percentuali di produzione annua.

Tuttavia, esiste un aspetto che troppo spesso viene sottovalutato e che può vanificare in pochi secondi anni di ottimizzazioni: le sovratensioni.

Proteggere l'impianto dalle sovratensioni: non un'opzione, una necessità

Le sovratensioni sono impulsi di tensione anomali che possono penetrare in un impianto elettrico attraverso più vie: un fulmine che colpisce direttamente o nelle vicinanze dell'edificio, un guasto sulla rete di distribuzione, carichi elevati che generano transitori, o interventi di manutenzione sulla rete che provocano brusche variazioni di tensione. In un impianto fotovoltaico, questi picchi possono danneggiare irreparabilmente l'inverter, le stringbox, i sistemi di monitoraggio e, in alcuni casi, compromettere l'intera struttura elettrica dell'edificio.

Come arrivano in casa le sovratensioni? Attraverso la linea elettrica, la linea dati, i cavi di segnale e persino attraverso l'impianto fotovoltaico stesso, se non adeguatamente protetto. Un fulmine che cade a centinaia di metri di distanza può indurre tensioni pericolose nelle linee aeree che si propagano fino ai vostri dispositivi.

La protezione da sovratensioni non è un accessorio opzionale: è parte integrante di un impianto sicuro ed efficiente. I sistemi di protezione si differenziano a seconda del tipo di edificio (residenziale, commerciale, industriale), del livello di rischio dell'area geografica e della complessità dell'impianto elettrico. Si va dai semplici scaricatori di sovratensione per quadri elettrici domestici, fino a sistemi coordinati a più livelli per impianti complessi.

Perché scegliere DEHN per la protezione del vostro impianto

In questo scenario, DEHN rappresenta un punto di riferimento riconosciuto a livello internazionale per la protezione da fulmini e sovratensioni. Con oltre un secolo di esperienza nel settore, DEHN offre soluzioni studiate per ogni tipologia di edificio e impianto.

Lavorare con DEHN significa affidarsi a un partner che accompagna il cliente dalla valutazione del rischio alla progettazione del sistema di protezione, fino all'installazione e alla verifica. Un approccio integrato che non lascia vulnerabilità scoperte — perché in un impianto fotovoltaico, ogni punto debole è un potenziale punto di perdita: di energia, di denaro e di sicurezza.

Vi invitiamo a valutare insieme a DEHN la soluzione di protezione più adatta al vostro impianto. Non aspettate che un evento imprevisto vi faccia scoprire quanto possa costare non essersi protetti in tempo.

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